
Chi, come me scrive e ama farlo, odia incondizionatamente la revisione del proprio romanzo.
Cos'è una "revisione"? Di sicuro, per noi che scriviamo, non è quella che si fa dal meccanico. Pertanto, vediamo il suo significato secondo il nostro dizionario di italiano: l'atto, l'effetto del revisionare; esame fatto allo scopo di correggere o di controllare qualcosa.
Ci siamo, le parole chiavi sono: correggere e controllare. L'unica differenza con le nostre di revisioni, è che facciamo entrambe le cose e cioè prima controlliamo e dopo, o nel mentre, si corregge.
Dio solo sa quanto odio una revisione! La odio perché quando inizialmente si scrive, lo si fa con il cuore, con la passione, con tutto l'amore che noi abbiamo per la scrittura. Le dita corrono da sole sulla tastiera, ogni singola parola o frase che ci viene in mente la buttiamo lì, una volta avremmo detto su carta, oggi diciamo sul monitor. La fantasia ha pieno sfogo e non ci sembra vero quando, dopo un paio d'ore, abbiamo visto che siamo riusciti a scrivere pagine di storia.
Ecco, la revisione, per me è tutto il contrario. In questo caso subentra la razionalità pura, la logica e tutto questo mi uccide. Ricominciare da capo e vedere con gli occhi e la mente, e purtroppo non con il cuore, quello che abbiamo scritto.
A me sinceramente mi prende sempre una sincope quando devo "revisionare" un mio romanzo perché tutta la mia creatività devo metterla da parte e far prevalere la ragione. Mi esaurisco.
Passo giorni interi magari su una frase, su una pagina, su una parola. E conta gli avverbi (Emanuela, se da una parte ti ringrazio per questo consiglio dall'altra vorrei strangolarti), e guarda se i verbi combaciano tutti, e controlla l'ortografia, i refusi... Poi c'è la revisione della trama: controllare se i colori di capelli, occhi e altre caratteristiche fisiche di un personaggio sono gli stessi dall'inizio alla fine del romanzo, se combaciano le età, gli eventuali titoli nobiliari, se Herbert è sempre un valletto o se è diventato un maggiordomo, se nella scatola di cartucce le pallottole prima erano 30 e dopo tre pagine ce ne sono 45, e via dicendo.
E poi copia, incolla, taglia, sposta, accorcia, allunga...
E non parliamo poi della sintassi, ore e ore passate a ricontrollare se quel periodo va bene, se è "italianamente" corretto.
Per concludere, la famosa Consecutio temporum O.O La prima volta che ne sentì parlare mi domandai senza tanti fronzoli: che cazzo è? Scusate il francesismo! Ma per me che non ho fatto il classico, né tantomeno facoltà umanistiche ma semplicemente un istituto d'arte (che per me è la scuola più bella del mondo), già è tanto che io sappia cosa significhi Cogito ergo sum. Altro che la perifrastica della Belen XD
Alla luce di tutte queste mie considerazioni (più che altro sfoghi), rimane comunque il fatto che la revisione, per quanto pallosa sia, va fatta se si vuole presentare a un editore un romanzo quanto meno decente. Credo che non solo lo meritino gli occhi di coloro che ci leggeranno e valuteranno, ma anche quelli dei nostri tanto amati personaggi.
E ora, a tal proposito, vo a revisionare Morgan... che tra le altre cose è un bel revisionare :P
Baci!
PS. Emanuelita, mi sà che le tue macedonie mentali mi stanno influenzando O.o